The Damned United in 7 fotogrammi (come le settimane di Clough alla guida del Leeds)


La storia di Brian Clough alla guida del Leeds United è la storia del fallimento di un vincente. È la storia di come fare i conti con le proprie ambizioni e convinzioni quando tutto crolla. Una storia di paura, una storia sulla paura della sconfitta, sulla paura di sé stessi, ambientata nei “marroni” anni ’70 inglesi (era Jonathan Coe che diceva che gli anni ’70 in Inghilterra sono marroni, no?). Una storia che ha suscitato polemiche anche aspre e feroci.
Ma questo non è il film di Tom Hooper, questo di cui sto parlando è il libro di David Peace.
Il film, forse per raggiungere il doppio scopo di sfruttare da un lato la celebrità del libro e riuscire dall’altro ad ammorbidire le polemiche e i rischi (l’ex Leeds John Giles ha intentato causa a Peace per il libro, vincendo pure)  vira il marrone verso il celeste e prende una strada diversa.
Vediamo quale, in 7 fotogrammi.

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I don’t think there was ever a chance

1. 1974. Clough arriva a Leeds, attorniato dai fan e dai giornalisti. Dal campo di allenamento i suoi nuovi giocatori lo guardano. Guardano colui che più volte in precedenza li aveva accusati di gioco sporco, di aver vinto intimidendo avversari ed arbitri, di aver barato.
Per farsi voler bene, Clough esordisce con un

“But as far as I’m concerned, the first thing you can do for me is to chuck all your medals and all your caps and all your pots and pans into the biggest fucking dustbin you can find“ (secondo Giles in realtà disse pure di peggio).

Quella rete che vedete nell’inquadratura, quella barriera che separa i giocatori dall’allenatore, quella distanza, non verrà mai abbattuta. Tutti adorano il loro vecchio allenatore, Don Revie, che ha lasciato il Leeds per andare ad allenare la nazionale inglese.
Tutti adorano Don e odiano Brian. Questo è il dualismo che domina il film, l’ossessione che domina il film, che ci viene mostrata in diversi momenti ed in diverse fasi, da quando Clough era allenatore del Derby County.
La carriera di Clough al Derby County costituisce così una delle linee temporali che si fronteggiano: i 44 giorni del 1974 e i 6 anni della vita precedente si alternano scandendo i tempi del film.

 

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In quanto oggetti, le immagini sono create dal cinema

2. 1968. Il Derby County allenato da Clough deve affrontare il Leeds United in FA Cup. Clough vuole che tutto sia perfetto, ridipinto, tirato a lucido per la grande occasione di confrontarsi con il calcio che conta. Il Baseball Ground, stadio del Derby, è vecchio e scalcinato, per usare un eufemismo (curiosità: il Baseball Ground oggi non esiste più, dopo una lunga storia durata dal 1895 al 2003 quando venne demolito; ora al suo posto c’è questa statua) ma Clough impiega tutte le sue energie per mostrarlo al suo massimo.
Tutto questo per Don Revie e il Leeds.
Ma il Leeds arriva, gioca sporco, vince e se ne va.
Revie non saluta Clough e i due non staranno nel salottino a raccontarsi i comuni ricordi di Middlesborough, dove entrambi sono nati.
Nasce l’ossessione.

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Come al cinema

3. Ci vengono mostrati altri  confronti tra il Derby e il Leeds: uno con lo spassoso contrasto tra il discorso di motivazione di Clough alla squadra e il risultato, una sconfitta per 5-0 (nel film si ride, a volte anche di gusto, e il tono è quasi sempre quello della commedia) e anche un altro, al quale il fotogramma si riferisce.
Brian preferisce starsene nella pancia dello stadio (proprio come qualcuno di cui abbiamo parlato) e da lì segue lo svolgimento del match.
Da una stanza buia, guarda le ombre in movimento dei tifosi, con gli effetti di luce che rischiarano o scuriscono il suo ufficio.
A me ricorda qualcosa, a voi?

Se telefonando

Se telefonando

4. La stagione di Clough alla guida del Leeds parte malissimo con una sconfitta nel Charity Shield del 1974, partita nota per almeno altri due motivi: è l’ultima partita in cui Bill Shankly – protagonista di un altro romanzo di Peace, Red or Dead – guidò il Liverpool, e per un clima diffuso di violenza culminato nello scontro tra Bremmer e Keegan che costò ai due una lunga squalifica.
Brian ha bisogno di giocatori e cerca supporto nel suo ex allenatore in seconda, Peter Taylor. Il rapporto di amicizia tra Clough e Taylor è una delle chiavi del film e viene mostrato quasi come una storia d’amore, con telefonate nella notte, separazioni e riconciliazione finale, ma di questo parleremo nelle prossime due inquadrature.

Per gli addii, niente è meglio di un campo lungo

Per gli addii, niente è meglio di un campo lungo

5. Nel salto indietro nel tempo (anche se di poco, le due linee temporali si stanno per ricongiungere), a Maiorca, Clough viene raggiunto dal segretario del Leeds che gli propone l’incarico di manager. Clough vorrebbe Taylor con lui ma l’amico rifiuta, volano parole grosse e la coppia si separa.
L’amicizia tra i due, come accennato, è uno dei temi portanti del film, che narrativamente si struttura così su due coppie maschili di protagonista/antagonista (Clough/Revie) e protagonista/aiutante (Clough/Taylor) così anche Propp l’abbiamo sistemato.
Ma qui, sotto il cielo di Maiorca l’aiutante abbandona il protagonista. E ora?

 

Well, all right, I'm grovelling.

Well, all right, I’m grovelling.

6. Ora senza il suo aiutante, il protagonista finisce male. Ora, dopo essere stato licenziato dal Leeds che ha guidato solo per 44 giorni, è il momento per Clough di ricostruire pezzi della sua vita. E il pezzo più importante è Peter Taylor.
Nella scena che vedete sopra, dopo che Taylor ha fatto inginocchiare Clough e ottenuto le sue scuse, la frattura si ricompone.
Sia Michael Sheen/Clough (anche se a volte un po’ troppo compiaciuto, almeno per i miei personalissimi gusti) sia Spall/Taylor (giuro di aver letto in giro sull’internet che una delle cose che è stata contestata è che il vero Peter Taylor, ex portiere, fosse in realtà alto e magro) offrono buone prestazioni.
Di sicuro nessuno ha potuto contestare a Colm Meadey, che di Don Revie è praticamente un sosia, la somiglianza con il modello; anche se non è per questo che per me è lui il migliore in campo.

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La rappresentazione della rappresentazione

7. Un film tratto da un libro che tratta di un personaggio realmente esistito, del quale si è parlato in altri libri, alla TV (peraltro, parlando di TV, varrà la pena ricordare come Clough fosse anche personaggio televisivo notissimo e assai abile nell’usare il mezzo: l’inquadratura mostra l’intervista Clough/Revie alla Yorkshire Television, se volete l’originale è qui su youtube in tre parti), nei giornali, nelle discussioni calcistiche da pub.

Andare a cercare la “verità” è l’ultima cosa che farei.
Potrebbe venire da chiedersi chi fosse Brian Clough: il tormentato, autodistruttivo, egocentrico, sbruffone “Cloughie” del libro di Peace? o il bambino non cresciuto, presuntuoso e irriconoscente Brian del film?
No, grazie, niente trappoloni; non esiste Brian Clough (di sicuro non più nella sua manifestazione fisica terrena), esistono solo rappresentazioni di Brian Clough, e quella del film non è la meglio riuscita.

The Damned United (Il maledetto United) – IMDb – Wikipedia

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Nota: Visto che ne abbiamo parlato e che ci troviamo tutti qui, vi consiglio di leggervi “Il maledetto United” di David Peace.
Poi volevo rivelarvi una cosa: la prima volta che ho sentito parlare di Brian Clough ero un ragazzino, e quello che mi è rimasto impresso è che  allenava il Nottingham Forest, dove giocava Nigel Clough, suo figlio (che si vede nel film e poi diventerà allenatore a sua volta e allenerà pure il Derby County, pensa a volte i corsi e ricorsi). Intendo dire che a volte sono strane le cose che a uno rimangono impresse, no?

 

Diego Mencarelli
Un tempo studiava Cinema, laureandosi pure; ora si è dimenticato quasi tutto. Costruisce siti web da buon artigiano. Vive lontano dai riflettori, anche perché non ha visto nessun riflettore.

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This article was written on 10 Ott 2015, and is filled under Amarcord, Arredamenti Kubrick, Le storie del cine.

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