The Gallows: il fantasma dell’Opera secondo Jason Blum


Ho assistito a partite di tombola dopo il pranzo di Natale con più tensione e una migliore sceneggiatura di The Gallows.

Cattura
Ah, non posso finirla così? Davvero devo argomentare? Perché sinceramente c’è poco da dire su questo ennesimo film prodotto dal mago degli horror low budget, Jason Blum. Se dovessimo analizzare la pellicola come un qualsiasi oggetto economico potremmo dire che il signor Blum, sapendo il fatto suo, ha realizzato l’ennesimo buon investimento. Ma siccome Il Sole 24 Ore non credo abbia un’ampia rubrica dedicata al mondo del cinematografo si è obbligati a concentrarsi solamente sulla pellicola, rendendosi conto della sua banalità e piattezza. Perciò cerchiamo di capire perché Blum ce l’ha messo in quel posto ancora una volta.

Ridi ridi.

Ridi ridi.

The Gallows ha una trama semplice che più semplice di così c’è solo un episodio di Scooby-Doo. In una scuola americana a caso si tiene uno spettacolo, il The Gallows del titolo, che si conclude con un’impiccagione. Ovviamente il trucco scenico non funziona e un ragazzo, tale Charlie, muore davvero. Vent’anni più tardi si tenta di mettere in scena nuovamente lo spettacolo ma lo spirito di Charlie rimasto intrappolato nel teatro non sembra d’accordo. Manifesta il suo disappunto uccidendo a uno a uno i soliti ragazzi entrati nella scuola di notte per applicare una strategia di napoleonica astuzia: distruggere il set per evitare la rappresentazione. Una trama che è un grande classico del genere “luogo a caso infestato da fantasmi”; un elenco al quale possiamo spuntare la voce “scuola”, rimanendo in attesa dei film in cui gli spiriti infesteranno una macelleria, un bagno pubblico e un cassonetto della plastica della raccolta differenziata. In questa corsa alla continua originalità, ormai il cerchio si sta stringendo.

Ma andiamo oltre alla trama di questa sorta di fantasma dell’Opera con un fantasma vero, oltre a quei due colpi di scena due che tentano di dare un senso a questa storia, oltre a tutto quello che viene incluso nella definizione di narrazione e svolgimento dei fatti con maggior privazione dell’uso del ragionamento possibile dello spettatore. Il problema fondamentale sta in una sceneggiatura terrificante per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi e la ricerca dello spavento con annesse modalità di decesso dei coinvolti.

Il vostro amichevole boia di quartiere.

Il vostro amichevole boia di quartiere.

The Gallows ci regala l’ennesimo esempio dell’intelligenza adolescenziale americana cinematografica, grazie a personaggi scolpiti con martello e scalpello sulla cristalleria della nonna. Quindi abbiamo il solito team di ragazzi pronti a essere decimati dall’entità assassina di turno capitanata dal simpaticone che si aggira per la scuola salutando chiunque, colpendo i “looser” del club della recitazione con palle da football e sempre pronto a dire la sua.

Un personaggio che nei primi minuti riesce a far sorridere lo spettatore con un paio di battute, ma con il passare del tempo la simpatia lascia spazio alla voglia di vederlo morto il più presto possibile. Il ragazzo, accompagnato dalla cheerleader bionda, vuole entrare nel teatro della scuola per distruggere il set, evitando che il suo amico, quello obbligato a recitare la parte razionale e meno demenziale dell’intera pellicola, faccia una brutta figura davanti all’intera scuola perché oggettivamente è un cane terribile a recitare.

All’apparenza potrebbe sembrare anche una meta-citazione, essendo tutti dei grandissimi cani a recitare, ma non credo sia voluta. Si aggiunga anche il quarto membro che raggiunge il gruppetto perché “ho visto la macchina parcheggiata qui fuori e sono venuta a cercarvi” (giuro) e si può dare il via alla danza macabra.

La strategia del terrore. I registi e sceneggiatori del film, Travis Cluff e Chris Lofing, sembrano non aver noleggiato e non essere andati in un multisala a vedere una pellicola horror negli ultimi dieci anni considerando che, nel loro esordio nel cinema che conta, riescono a inanellare una serie di cliché tali da imbarazzare anche Oren Peli. Durante l’intera prima mezzora, l’unico spavento che Cluff e Lofing ci consegnano è dovuto al brillante amico del protagonista che, per una bizzarra ragione, si mette a giocare a “bubusettete” con l’obiettivo della telecamera. E, no, urlare richieste di spiegazioni contro lo schermo non vi aiuterà a comprendere meglio la scelta di questo personaggio: c’ho già provato.

Il tempo passa e l’unico tentativo di creare un minimo di tensione è costituito dal continuo fiatone dei protagonisti, alle prese con la corsa nei corridoi della scuola. Anche la sezione “slasher”, se tale si può definire, risulta veramente povera: il fantasma di turno, il malvagio Hangman ovvero forse l’unica buona idea, non usa altro che corde, riducendo così al minimo ogni schizzo di sangue (assente) perché il film lo devono vedere i ragazzini ed è risaputo che i ragazzini alla vista del sangue impazziscono, massacrando i passanti all’uscita dal cinema. Per non parlare dell’uccisione della cheerleader che, prima di essere trascinata via dal fantasma, guarda verso la telecamera come faceva il vecchio e caro Wile E. Coyote prima di cadere per l’ennesima volta nel burrone.

Bip bip.

Beep beep.

E, dimenticavo, è un found footage.

Concludendo posso adesso dire che ho assistito a partite di tombola dopo il pranzo di Natale con più tensione e una migliore sceneggiatura di The Gallows.

The Gallows – IMDb  Wikipedia

Giacomo Borgatti
I genitori lo iniziano alla settima arte grazie a operai cassaintegrati inglesi che si spogliano per fare qualche soldo. Da quel momento, il cinema è la sua droga. Amante dell’horror, dei musical (ma quanto sono belle quelle coreografie tutte sincronizzate?) e dei fumetti, crede e spera che Christian De Sica sia un’allucinazione collettiva o una grande burla allo spettatore ormai impossibile da fermare.

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This article was written on 31 Ago 2015, and is filled under Non è il mio genere.

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