The Revenant: un film bellissimo (tranne Iñárritu)


The Revenant inizia con il botto, anzi coi botti. Nella scena di apertura ci sono già tutte le premesse – mantenute poi nel corso del film – di cosa sarà fino alla fine. Ambizione, arroganza, uso della regia ingegnoso ed efficace persino nella pretenzìa, che è tantissima, a tratti intollerabile. Gli elementi tutti sono illuminati da una fotografia pazzesca (Chivo sei un Dio).

The Revenant ti travolge con una valanga di bellezza cinematografica di cui si aveva davvero un gran bisogno.

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Allo stesso tempo Iñárritu che non sa e non vuole contenersi, sbrodola quantità smisurate di ego. Non che la maggior parte dei registi (gli artisti?) ne siano immuni. In The Hateful Eight c’è sto’ tizio – Tarantino – che ti racconta una storia, poi ok anche lui è membro onorario del club #grossoego, ma è sempre innamorato delle storie che racconta e si vede. Avremo modo di parlarne.

Perché un conto è essere innamorati della storia e dei propri personaggi e raccontarli con la propria visione, un conto è fare come fa Gonzalo che a ogni scena deve dirti oh stai attento perché ora ti faccio vedere come sono cazzuto. E lo è sia chiaro.

Non si gira un film così – il così* è approfondito in calce per chi ama le side story perché sulle side story di The Revenant è possibile scriverci un libro intero e sono tutte magnifiche – senza avere un controllo enorme e una tronfia cazzimma autorale.

Dette queste premesse The Revenant, un film bellissimo rimane viziato dalla superficialità dei personaggi seppur grandiosi e rimane agganciato al piombo dell’egocentrismo che tende a far navigare a vista la pellicola senza un vero approdo.

Si inizia coi botti dicevamo, con il campo dei cacciatori yankee invaso dagli indiani e c’è già la macchina da presa aggrappata al collo dei fuggiaschi, l’acqua che schizza sullo schermo, i respiri che fanno rumore di vetro spezzato nell’aria gelida, pallottole e frecce che sibilano colpendo corpi che crollano senza pietà. Tutti muoiono dello stesso freddo umido che divora le ossa, tutti sono attaccati da zanzare cattive come cani rabbiosi. Tutti sono inseriti in un contesto naturale di crudele bellezza.

La storia è la storia vera di Hugh Glass (DiCaprio), cacciatore di pelli mollato morente sul monte fato da uno dei compagni, Fitzgerald (Tom Hardy) che si comporta in modo primordiale, vigliacco e meschino dopo che il compagno Glass viene assalito da un orso. Scena di grande impatto, senza un filo di musica, coi soli rumori della lotta, degli strappi e dei morsi.

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Ma non solo: la bestia umana Hardy gli ammazza anche il figlio sotto agli occhi mentre lo seppellisce vivo e gli fa mangiare la terra. Poi succede che Glass/DiCaprio non muore e comincia a trascinarsi sui licheni nel disperato tentativo di sopravvivere. Si cauterizzerà la ferita al collo con la polvere da sparo, staccherà la testa a pesci vivi  e addenterà fegato di bufalo crudo per mangiare, si farà trascinare da rapide malevole, troverà calore nelle viscere di un cavallo – dio la scena della caduta da cavallo è da antologia proprio perché non te l’aspetti – incontrerà un ramingo indiano che gli curerà le ferite, salverà per caso una ragazza dalle grinfie di altri bianchi bestiali. Morirà e rinascerà di continuo solo per riuscire a celebrare la sua vendetta.

Ma siccome Gonzalo deve ricordarti che il suo è anche un film d’autore mica solo un racconto sulla vendetta e la sopravvivenza deve infilare visioni mistiche ogni dieci minuti che rallentano moleste il ritmo della pellicola e scassano il cazzo dato che nel 70% dei casi sono inutili. Diciamolo.

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Il culmine di questa scelta narcisistica fine a se stessa è la scena dello scontro finale tra i due. Ora io non ve la racconto ma sceglie tempi brevissimi per risolverla. A me sono girate a elica tanto che il rumore lo sento ancora adesso. Chiudi una delle ellissi narrative più importanti e sei sbrigativo? Fai un po’ te, Gonzalo.

Maledetto esteta manipolatore capace di fare un film bellissimo.

 The Revenant – IMDb – Wikipedia

  • Così, dopo che avrete visto il film guardatevi questo documentario:

  • Tom Hardy e Leonardo DiCaprio avevano lavorato assieme per Inception e sono tornati a fare faville amicali sul set di The Revenant. Si narra che DiCaprio non appena letta la sceneggiatura abbia chiamato l’amico Tom dicendogli di aggiudicarsi il personaggio a scatola chiusa. Un’altra bromance che ci riempie il cuore di gioia, amici.
  • Se volete leggere delle storie di prima mano sulle esperienze dirette degli attori, Leonardo DiCaprio ne racconta qui e qui mentre Tom Hardy qui e qui. Gonzalo ne parla quiqui.
  • Siccome è stata un’esperienza durata ben sette mesi e che ha coinvolto centinaia di persone (alcuni tecnici e tizi della crew hanno mollato il set per svariate ragioni) potete leggerne le testimonianze quiquiqui. Anche Il Grande Lubezky dice la sua.
  • I meme sul bastone o l’Orso che vincono il premio innominabile, fanno cagare.
  • Gli attori sono tutti bravi, bravoni Domhball Gleeson, Will Poulter, Lukas Haas, diciamolo.
  • Le ultime riprese sono state effettuate ad Ushuaia in Argentina perché l’inverno della Columbia Britannica in Canada è durato meno del previsto. A Ushuaia ci sono stata anche io ed è un luogo incredibile. Posso addirittura confermarvelo di persona, pensate. No, non ho mangiato pesci vivi a morsi.

 

Daniela Elle
Apre il suo primo blog di cinema nel 2004. Dopo averci pensato per almeno tre anni, nel 2014 fonda il collettivo cinefilo de Gli88Folli. Giusto per menarla quanto basta ha scritto e pubblicato un sacco di cose che sono arrivate in Cina e in Russia e voi no.

One Comment

  1. […] succede ma succede; il tizio militare Rick Flag doveva essere Tom Hardy ma aveva da fare con The Revenant; a un certo punto l’ansia da spiegazione è scappata di mano nella scena finale corale dove […]

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This article was written on 25 Gen 2016, and is filled under Scuse per parlare di film.

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